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lunedì, 15 dicembre 2008

il panino

quando hai avuto una vita affettiva complicata, mille piccole cose si caricano di significato. non è un presupposto, è una constatazione fatta a posteriori negli anni.

Quando ero ragazzina e poi anche dopo, chiedevo spasso a mio padre di dedicarmi un po' di tempo. Ero un'adolescente sbandata e problematica, con pessimi amici, ma allo stesso tempo una maturità particolare su certi aspetti della vita. Avevo capito che non tutto quello che si rompe poi si può aggiustare, soprattutto i sentimenti, forse perchè ne avevo già parecchi di rotti. Vedevo passare gli anni, e lui era il regalo di compleanno lasciato a casa della nonna, o la telefonata che non arrivava.
Così gli dicevo "passeranno gli anni e noi non ci saremo neppure conosciuti, e poi sarà tardi" e gli chiedevo di rubare un'oretta per me.
Gli dicevo "vediamoci a pranzo e mangiamo un panino insieme, di tanto in tanto".
Non c'erano altri momenti possibili, lui lavorava fino a tardi e poi, ovviamente doveva andare a casa.
Glilo chiesi per anni.
che mi accontentasse, accadde molto, molto raramente, in trent'anni credo mi bastino le mani per contare le volte.

Aveva sempre qualcos'altro da fare, la sua famiglia, una moglie gelosa e possessiva alla follia. e lui troppe poche palle per affrontarla, probabilmente.

Lui, poi lo conobbi un po', dopo che mi sposai. Ma era ormai tardi. Trovai un uomo che non mi piacque, benchè delle sue figlie io sia in assoluto quella che gli somiglia di più (ma non sei mica la figlia di? sei uguale a tuo padre) anche nel carattere. Eravamo ormai troppo lontani, con valori diversi, e una troppo distante visione delle cose. Così, dopo qualche anno, decisi di recidere questo rapporto che mi faceva stare più male che bene.

ma questa del panino a pranzo, rimase una mia sconfitta.
Nel suo sfuggirmi sempre, vedevo l'aprirsi di una ferita insanabile, sapevo che non ne saremmo guariti mai. Nel suo rimandare vedevo l'Errore umano, la Condanna, perchè sapevo che non avremmo potuto rimediare poi, nella sua inerzia vedevo noi scivolare nella condanna di un dolore di tutta la vita, di un legame dal quale non puoi prescindere, che hai maltrattato e che è destinato a rimanere un'ombra di sofferenza nella tua vita. perchè queste sono quelle ferite che non guariranno mai, nè per me, nè per lui.
Ci amiamo? non lo so. Parliamo la stessa lingua e allo stesso tempo una lingua diversa. Siamo troppo simili per non vederci dentro a vicenda, ma questo sguardo che penetra non è avvolto dall'amicizia di una vita come dovrebbe. E' solo come essere nudi di fronte al nemico. 

Già quella volta lo capivo, che non saremmo mai stati abbastanza estranei da vivere in pace e così avremmo fatto meglio a fare almeno un po' ciò che eravamo: un padre e una figlia.
Ma lui da tutto ciò fuggi sempre, e così, il panino a pranzo acquisì il sapore della sconfitta e della frustrazione. Della vita che fa quel che vuole, scivolandoti dalle mani. La cronaca di una frattura annunciata. Che poi, effettivamente, arrivò.


La Grande cominciai a frequentarla poco più d'un paio d'anni fa. fu una sua scelta. Io ho sempre cercato di evitare di metterla in mezzo. Ma lei mi cercò, e piano piano cominciammo a dare forma a questo legame di sorelle rimasto in sospeso tanti anni. Quasi un riprenderci da sole, ciò che ci era stato ingiustamente tolto. La Piccola arrivò dopo. Lei ha diciassette anni meno di me. Incominciai a vederle entrambe di tanto in tanto. Qualche volta ci ho passato del tempo, poco, solo con lei.

Quando l'altra settimana mi ha detto, perchè ogni tanto non mangiamo un panino quando finisco scuola io e te?  io l'ho guardata e ho pensato che abbiamo gli stessi occhi. Gli occhi della nonna.


Così domani mangeremo il panino insieme. E spero non sarà un episodio sporadico.  La sua scuola è vicinissima al mio ufficio.

E mi pare quasi che il cerchio si chiuda. Oggi mi viene chiesto ciò che ho chiesto e desiderato io per anni. Una richiesta che cura un po' la ferita. E' difficile spiegare, ma in queso cerchio che si chiude c'è qualcosa di magico. So che non riesco a spiegare, lo so. Non ci riesco affatto. Non riesco a mettere in parole anni di attesa delusa, l'anima che ti si indurisce, e che cerca... qualche nuovo raggio caldo di sole.

postato da: manupi alle ore 23:27 | link | commenti (3)
categorie: di noi

Commenti
#1   17 Dicembre 2008 - 10:08
 
Ci riesci benissimo, invece...
Buon panino e assapora anche il momento.

jonny
utente anonimo

#2   17 Dicembre 2008 - 17:42
 
mangiane molti di panini, d'ora in poi
zundapp
utente anonimo

#3   19 Dicembre 2008 - 13:36
 
Ha ragione Jonny: anche a me pare che tu ci riesca benissimo.
Artemisia
utente anonimo

Commenti