manu

CHI SONO

Utente: manupi
Cammino molto, cammino sempre, cammino ovunque, da sempre in una via di mezzo fra la fuga e l'incontro.

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
mercoledì, 18 novembre 2009

parlo con me

sono venti giorni che sono in agonia.
a pensarci non sono di fronte ad una scelta di lavoro, è una questione di stile di vita.
In tutti questi anni ho messo una buona parte delle mie energie nella mia persona. la vita è una. ogni scelta conta. e conta l'indirizzo che prendi, prima di tutto quello interiore. ho vissuto coi vecchi, e ho imparato una cosa. alla fine la vita non ti fa sconti. un giorno sarai solo con te stesso, e ci starai bene se avrai investito bene, male se avrai fatto scelte interiori sbagliate.
non che risolva il problema, sai che fare la scelta giusta è fondamentale, ma non sia quale è la scelta giusta. Inseguire i propri bisogni o questi a volte ci portano a fare scelte sbagliate? E' libertà o schiavitù?
A volte tocca contrattare con se stessi, questo ormai lo so.
Superare i propri ostacoli interiori.

Ho passato spesso il mio tempo a fuggire. Non so affidarmi a nessuno. Troppe ferite antiche, ho imparato a  fidarmi ma mai affidarmi. Ho bisogno di sapere che ho comunque una via di fuga. Ho vissuto troppi anni in pezzi di vita staccati. Da una lato mia madre, dall'altro i nonni, dall'altro mio padre, quello vero, e da un altro ancora quello finto. E poi io, in bilico fra affetti inconciliabili fra loro. Fra persona che amano ma che coi loro odi reciproci ti fanno male, e spesso un'arma nelle loro mani, un ostaggio per un ricatto. Sono entrata nel mondo del lavoro troppo presto. in ambienti in cui la morbidezza è esclusa. in cui gli orari assurdi e il lavoro stagionale di quattro mesi senza pause rende strana la vita sociale e familiare delle persone. In cui impari presto che i colleghi sono di passaggio, gli amici, i posti. che sei una piuma leggera in balia del vento perchè non hai la famiglia intorno e ovunque sei la più piccola.
e poi te stessa, a volte il tuo primo nemico. mi sono fatta del male. a volte mi sono buttata con persone sbagliate.

Essere con tutti. ma di nessuno.

ho cercato di crescermi da sola, prendendo da ciascuno ciò che mi pareva migliore. ho cercato di essere onesta con me stessa, di non barare, accettare le sfide interiori per liberarmi delle catene dell'insicurezza affettiva, personale, del senso di precarietà del vivere in un mondo in cui tutti cambiano idea e volto.
Il mio incubo più frequente, un volto che cambia e io non capisco, da dolce diventa minaccioso.
e un bambino che mi fa del male.
poi un giorno ho capito che il bambino ero io, ho smesso di sognarlo.

tante tappe. imparare a difendersi. imparare ad avere rispetto di se stessi. superare il vuoto dentro. costruire su quello che dentro ti hanno distrutto a suon di mani alzate e insulti. costruire. sempre. imparare la pazienza. imparare ad avere fiducia in se stessi. superare la paura dell'abbandono. imparare ad amare. ma soprattutto, imparare ad accettare l'amore.

la sfida di oggi è superare la paura di sbagliare o quella di appartenere?
ho accettato l'amore.
ho accettato la mia terra.
ora forse devo imparare ad accettare il mondo intorno.

devo accettare di non avere una via di fuga.

mi viene in mente mio padre quello vero. il suo stupore che S. non abbia enormi ambizioni. il non capire che noi non abbiamo studiato per il prestigio, o i soldi, ma per poter scegliere. per poter scegliere un lavoro che ci faccia stare sereni, tornare a casa contenti, insomma vivere. non come lui che vive di lavoro in una corsa perenne che gli ha fatto perdere l'anima in una casa da sogno e tutto l'intorno luccicante mentre la vita personale va a rotoli. riconosco in me la stessa indole, ma non voglio essere come lui. non posso fare gli stessi errori.

e mi viene in mente il mio dover sempre dimostrare che io posso.
un motore che mi ha spito ad osare, a lasciare il lavoro di cameriera per il diploma, a spegnere il riscaldamento per pagare l'università. un motore che potrebbe portare a essere schiava.

e mi viene in mente mio padre, quello finto, e i suoi discorsi da buddista, sulle prove che ci troviamo ad affrontare, che ci cambiano nel percorso della vita, percorso che noi scegliamo, con le nostre scelte interiori. senza se e senza ma.

cosa conta nella vita.
penso ad un risveglio il sabato serena. penso ai lavori della casa che vorrei seguire. penso che un giorno avrò della terra. e dello spazio per un orticello, e dei fiori. potrò di nuovo amare e vedere crescere qualcosa di vivo. non dire a questa terra che l'amo, ma darle davvero qualcosa di me. penso ad una domenica in cui hai di nuovo la forza per alzarti presto e girare per sentieri. poter fare sport. avere il tempo e le energie per trovarti la musica che ti piace. fare qualcosa per qualcuno. avere più tempo per mia nonna. tornare a dare a S. una donna presente, partecipe.

ma perchè sbattermi per avere di più. ho già quello che volevo. ho tutto quello che serve per essere felici, ho un presente e un po' di futuro, perchè dovrei volere di più? solo perchè ne ho l'occasione? ma chi l'ha detto che bisogna essere ambiziosi? ma chissenefrega. ma sì ma chissenefrega. rimando il tutto di dieci anni.o forse a mai. rinuncio a lavorare per me, l'ho già comunicato ai miei due committenti, finisco solo i lavori iniziati.

forse è arrivato il momento di imparare a non dover dimostrare qualcosa per forza.

postato da: manupi alle ore 16:38 | link | commenti (5)
categorie: di me
martedì, 17 novembre 2009

carpe diem. carpe diem?

sono davanti ad un bivio e non so che strada prendere.
da un lato la possibilità di lavorare un po' da sola. ho già parlato con E., posso farlo in azienda senza oneri. oddio, magari comprerò un toner e un po' di carta, ma insomma, non mi viene chiesto nulla. l'unica cosa è che devo comprarmi un software specifico, ci sono dei calcoli che non posso fare a mano. e neanche con un programma in excel o altro. ma non è questo il problema.
Non sono molto preparata nel termico, è la verità. mi piace molto. dovrei intraprendere una strada con pazienza.
E. non fa una piega, qui mi dice c'è da fare, insomma più sto meglio è, insomma il lavoro ce l'ho.

Mi spaventa la responsabilità. le rogne. i clienti che non pagano (ne ho già due). le contestazioni di chi ti vede donna-piccola. il fare la strada da sola.

mi dispiace mollare.

ma mi accorgo dei vantaggi di stare sotto l'ala protettiva di un altro nome. anche senza contratto da E. ho una paga regolare, proporzionale alle ore di lavoro svolto. e anche qualche soddisfazione, E. non ti mette dietro, ti sfrutta bene, non fa differenze fre me e gli altri. conta solo quello che fai, non se porti il reggiseno o no. non è uno che ti mette in strada al primo capriccio, a parte M. nessuno è mai stato mandato via e tutti hanno migliorato la propria condizione. E. non pretende la perfezione, tiene un po' tutti senza cercare il pelo nell'uovo.

ma se esco ora dal termico non torno più dentro.

ma se rinuncio vado verso una vita normale, impegnativa ma senza eccessivi strapazzi, che significa avere una vita, seguire i prossimi due anni i lavori della nostra casa da vicino, e poi poter coltivare qualcosa fuori dal lavoro. E neanche questo è poco.
Non mi interessa quel poco di più che potrei guadagnare, non sono sicura che ne valga la pena.
è più la curiosità che mi spinge.

e la sfida da non perdere. osare. provare. perchè no? anche se mignon e con poca esperienza, sono o non sono un ingegnere? (vabbè, più sulla carta...)

ma sono anche perplessa del lavoro di progettista, soprattutto del piccolo. sono un sacco di fastidi e ansie. il committente cambia idea cinque volte facendoti lavorare il triplo, l'insallatore fa quel che gli pare e tu sei un produttore di carte che rifà cento volte gli stessi conti e disegni.
in azienda è tutto più facile. segui il cliente, fai il progetto, fai la parte burocratica, fai l'ufficio tecnico che si occupa del materiale, segui il lavoro in cantiere con operai che sono tuoi colleghi. l'obiettivo è unico per tutti e così hai meno casini.

Poi c'è l'ultimo dubbio. Qui in quello che faccio io probabilmente siamo i più forti. E. lavora sul buon nome e gode di fiducia, e ha investito molto in questo nuovo settore. Probabilmente, molto anche per la scarsità di mercato, io ora sono fra le persone in città che ne sa di più. Non tanto per qualità mie, ma per circostanze varie. Ma domani? reggerà? questo settore quanto durerà?

tranquillità oggi e domani si vedrà o sacrificio oggi e domani più assicurato?
l'oocasione di non perdere un possibile campo di azione.
l'oocasione di viere meglio l'oggi e il domani più prossimo.

carpe diem.
già. ma qual'è il carpe diem? qual'è il diem da non lasciar scappare?

e poi infine. perchè devo sempre voler accettare le sfide? è giusto o sono solo un'insicura che getta occasioni di vita per dimostrare qualcosa a se stessa? mi do la zappa sui piedi da sola o la mia spinta è un valore?

postato da: manupi alle ore 22:16 | link | commenti (2)
categorie: lavoro e simili
lunedì, 16 novembre 2009

l'uomo sgorbio e le notizie simpatiche

trovo davvero divertente la faccenda del sito di brunetta.
non ho nessun motivo per difendere i dipendenti pubblici, o di continuo a che fare con privati, aziende e pubblici, e devo dire che loro sono i più rognosi, e soprattutto i più scortesi. collaborazione zero, tutto dovuto e la parola grazie la dimenticano facilmente. e poi si lamentano sempre, e sono quelli che soprattutto ora stanno meglio, anche la storia della paga bassa, sarebbe ora di finirla. io la retribuzione migliore l'ho avuta nel pubblico, se parliamo di netto sul lavorato. e poi un po' le cose le conosco, pubblca è mia madre, lo era mi nonno, mia zia, e mio marito che è al quarto ente.
Però Brunetta è un idiota, il suo bastone e carota è un'offesa indegna ai tanti che fanno il loro, magari fra colleghi che tirano le chiappe indietro. mi fa schifo questa campagna mediatica contro il lavoratore pubblico a priori, che per me fa semplicemente leva su un sentimento di invidia verso chi è in una botte di ferro con tutte le garanzie del mondo, demonizzando uno stato che invece dovrebbe essere lo standard cui tendere.
che poi si affidi la meritocrazia ai dirigenti, che sono il vero male del settore pubblico... ma per favore. ma chi lo ama tanto non si accorge che ci prende per il culo?
bravi hacker, ben fatta.
ma proprio ben fatta!

postato da: manupi alle ore 22:19 | link | commenti (2)
categorie: consumi
sabato, 14 novembre 2009

sì sono una donna

ma non è una malattia.
già da un po' ho scavato un canale nel carvello che entra da un orecchio ed esce dall'altro che apro all'occorrenza. ora devo studiare un sistema di attivazione automatica, che lo apra istantaneamente non appena arriva il fatidico incipit -le donne... o il -voi donne.

non credevo che si arrivasse ad una tale stufa. sarà che lavorando tra maschi lo sento almeno settimanalmente.
a volte sono battute scherzose, e allora non mi dà fastidio. non mi da fastidio la presa in giro aperta, è simpatica.
ma altre è pesante. questi mesi da L. ne ho sopportate. perchè un po' fa ridere, ma alla lunga e continua, cominci a vederlo come un'ostacolo, come se avessi un'anomalia di cui non riesci a liberarti e che crea ostacoli e problemi.
ho scoperto tante cose.
per certi:
se io apro la fotocopiatrice mi scotto (sono così scema da non capire dove mettere le mani)
se cè da salire su un tetto potrei cadere.
ho sposato un deficiente che se torno a casa tardi non si sa che succede.
se ritengo che il lavoro è importante e ci metto troppe energie (troppe secondo certi) sto sbagliando l'ordine delle priorità della mia vita
se vado ad una riunione condominiale per un problema che mi riguarda non ci posso andare sola a far valere le mie ragioni
in un sopralluogo da sola chissà che mi succede
se c'è da fare qualcosa di figo io devo stare a guardare
se siamo nella merda in ufficio e un week end o sabato potremmo risolvere io no perchè ho un marito (le mogli evidentemente possono invece accettare)

insomma sono un po' handicappata.

sì, sono una donna. e scusatemi. giuro che non è una malattia.

però una soddisfazione me la sono presa. il giorno che avevo un miscelatore in mano perchè quello della doccia di mio papà era rotto e mi aveva chiesto di cambiarglielo. L. insisteva per venire lui. non si rassegnava e neanche M. -vengo e te lo sistemo in 5 minuti- io li guardavo perplessa -ma non credo serva, non sarà mica difficile. e non si rassegnavano. sembrava avessi bastonato qualcuno.e insistevano.
ero allibita, sembrava stessi trasgredendo chissà quale regola.
io non ho mollato. sembrava un duello per un rubinetto.
ma forse quel giorno avevo un particolare bisogno di affermazione, di non permettere che qualcuno viva al posto mio. e così non ho mollato. mi pareva di sentire addosso un artiglio soffocante e una voce bassa che mi diceva "dove vai. ma cosa fai."
fanc. sembrava una battaglia di pazzi, mentre io respingevo un le pressioni per un rubinetto.


abbiamo chiuso un lavoro grosso. all'una e mezzo di notte di giovedì (non dico quante volte mi sono sentita dire - tu vai a casa, il mio collega invece può). ora ne manca uno. è sabato e sono sola in ufficio perchè avremmo dovuto lavorare in due, ma come al solito lui poi si cambia gli orari e così ero già in ufficio che ho scoperto che si faceva il pomeriggio (dopo che mi era stato detto la mattina). fanc2. io non ci vengo.

meno uno. sono contenta che stia per finire.
martedì si consegna.
poi ciao.

cominciava a mancarmi l'aria.
perchè, anche noi donne vogliamo respirare.
aria sana possibilmente.

postato da: manupi alle ore 12:56 | link | commenti
categorie: di pensiero in pensiero
martedì, 10 novembre 2009

the first love

trovarti The First Love in aula fa un pò strano. già l'altro giorno al convegno mi faceva strano. vado da lui, lo tempesto un po' di domande e poi faccio la classica domanda scema- sei contento?-
è che effettivamente è l'unica cosa che mi interessa. sei contento?
capperi sono 15 anni che non ci vediamo. io ho avuto qualche rarefatta notizia.
so che hai fatto la tua strada coi tuoi due metri e il pallone arancio, e mi dici solo che ha girato l'italia. ma ricordo anche quella tua leggera tristezza, per sua madre andata via lontana, una vita con un padre e un nonno, a volte forse un po' priva di tenerezza. sei contento? ti sei liberato di quell'impalpabile ombra? hai riempito la tua vita?
trovo un uomo evasivo, un po' troppo tirato, un viso in cui fatico a riconoscere quel volto di ragazzo che conoscevo. Io rido contenta di rivederlo, ma per un momento ho l'impressione di essere la stessa di sempre davanti ad uno sconosciuto. freddo.

di lui ho un ricordo bellissimo. di due anni di tira e molla adolescenziali ricordo solo cose belle. e se troncai l'amicizia con una scusa, forse questo lui non l'ha mai capito, lo feci per lui. perchè finchè la nostra stretta amicizia durava, io nelle pause da morosi mi innamoravo a destra e sinistra e lui col chiodo fisso.
dicono che le storie dell'adolescenza sono sperimentazioni sulla base delle quali poi si impara a scegliersi il compagno di vita. Se è così devo a lui la mia scelta definitiva. Lui, diversamente da tutti gli alri che ho incontrato, mi ha fatto assaggiare il sapore dell'amore incondizionato, perseverante, generoso.

al corso fa domande strane. mi sembra vagamente polemico e duro. mette a disagio. Ma poi quando ho finito e me ne vado uscendo mi saluta, ed è un attimo. Di colpo rivedo quel sorriso che conoscevo. Rivedo una luce nota negli occhi, quel sorriso di bambino in un gigante che sembrava sempre e solo dire "hey sono qua". allora ci sei sì, ci sei ancora.

postato da: manupi alle ore 20:48 | link | commenti (3)
categorie: visioni
lunedì, 09 novembre 2009

andata

E' andata bene. o almeno così mi dicono. io un gran mal di testa.
C'era anche L. e sarà un caso ma si è assentato quando in teoria toccava me. io malignamento ho pensato che non sopportasse l'idea che avrei parlato senza che lui potesse interromermi e puntualizzare come fece al corso mesi fa. ogni cosa che dicevo la rispiegava. solo che quello prima di me ha sforato i tempi e quando è rientrato io cominciavo.
Dal gruppo dei relatori cercavo le facce amiche.

Sono giorni di umore nero. Non vedo l'ora di finire da L. e mi pesa tutto. Sono nera per aver sbagliato di nuovo, per il mio credere alle persone quando non lo meritano. Sento questa cosa come l'ennesimo fallimento personale.

Mi è piaciuto partecipare. Anche quando siamo andati a preparare gli allestimenti con E.. Mi è piaciuto tutto. Mi piace la tranquillità di E. che si fida e non ha paura di darmi un po' di spazio. Mi ha fatto piacere che ci fosse A. Che si sta rivelando un amico grande. Aldilà dei suoi modi a volte fastidiosi, graffianti e un po' aggressivi.
Mi è piaciuto che mi abbia detto "sono venuto per te e per E." Perchè mi dà un senso di pace. Ci dev'essere un modo per vivere in pace. Per condividere senza paure. Mi piace perchè sono amicizie che vedo crescere piano, e mi danno l'idea di qualcosa che prima di tutto mette basi solide, radici forti.
Sono stanca della gente che tira a fregare, sono stanca di quelli che parlano alle spalle e non dicono quello che pensano. vorrei un mondo diverso.

Oggi avevo un appuntamento con un "committente". Non so che fare. Continuo? non mi sento in grado. Mi accovaccio vicino a A. che lavora, prima di andarmene. Ne parliamo un po'. Io in 22 mq non riesco a farci stare anche un ufficio, e poi mi senitrei sola a casa. Mi dice porta i lavori qui, parlane con E., trovate un accordo. -le prime volte se vuoi vengo anch'io.- perchè glielo dico che ho imparato poco e ho paura. E' bella l'amicizia. A volte ne vorrei un po' di più, io che l'ho persa nella mia vita disordinata. E' così rassicurante. Motivante.
E mi piace non essere l'unica a considerare il capo anche un amico. Sono stanca di inutili recriminazioni, di chi vede più i difetti che i pregi altrui. Ho bisogno di sincerità, serenità, di respirare aria pulita.

Io intanto non so che fare. Intanto chiacchierando con E. in auto gli ho detto che sto mollando da L. -puoi venire anche ogni giorno, sai che io ne sono contento-
Beh, almeno so che la pagnotta a casa la porto. E' abbastanza tranquillizzante. Parecchio, a dire il vero. Anche perchè forse in questo momento sento il peso del fallimento, e ho più che mai bisogno di approvazione e accoglienza.

postato da: manupi alle ore 23:40 | link | commenti
categorie: di me
venerdì, 06 novembre 2009

campanili che suonano a festa

mi scopro orribilmente campanilista. quando ci siamo affiliati ad un gran nome ho storto il nome di nascosto. Amo il piccolo. i piccoli numeri in cui contano le persone. e le persone che non sono figlie di che dagli e dagli sfondano. E le persone che non sfondano ma sono parte dei piccoli numeri e con il loro impegno li fanno crescere, che sono parte della squadra. Mi piace E. come capo perchè non è un figlio di, ma uno che con l'impegno, la pazienza, la serietà ha costruito qualcosa. Mi piace perchè ama la sua famiglia e rispetta le persone intorno. E proprio perchè non è figlio di, riconosce le tue ambizioni.
Domani ho una grande opportunità. Vedere il mio nome sui volantini e manifesti fa un certo effetto. Di per sè non significa niente, ma in una società in cui conta l'immagine ha il suo peso.
ma domani faccio anche parte dell'immagine dell'azienda. devo dare il massimo e ne sono fiera. sono contenta e fiera di lavorare per una realtà seria, che lavora seriamente, all'interno e verso l'esterno. Vedere il nostro none nella sala in grande appeso mi faceva venire voglia di saltellare come una bambina contenta. Noi. L'ho detto, mi scopro orribilmente campanilista e competitiva. Senza sentimenti negativi verso gli altri, anzi, ma noi siamo bravi, potremmo di sicuro esserlo di più e forse lo saremo, ma sono fiera di quello che in questi due anni, in termini di conoscenza e serietà in questo piccolo campo siamo riusciti a costruire. E' una competitività un po' sportiva, che assomiglia ad un gioco, e proprio per questo ti ci impegni al massimo.
La rivincita del piccolo, dei singoli insieme, dei sistemi che si basano sulle persone che diventano preziose in un micromondo. Dei nessuno intrarendenti.

mi viene in mente un amico che stimo molto che quando hanno unito la sua (grande) azienda ad una milanese e lui andava su è giù per coordinare diceva che è diverso. Che qui noi per tradizione siamo molto attaccati all'azienda. Chissà se è vero, se sono l'espressione di una cultura locale. E se è vero non mi dispiace, mi pare una cosa bella.

Mi chiedo anche se ci fossero più capi e imprenditori che rendono partecipi i loro collaboratori come saremmo un paese più forte, competitivo e soddisfatto.
P.S. domani abbandono pure i jeans e la polo. Un evento.

postato da: manupi alle ore 21:38 | link | commenti (1)
categorie: cose piccole
venerdì, 30 ottobre 2009

cose piccole

due cose carine.

partecipiamo ad un convegno. a dire il vero E. ne è lo sponsor. il suo timore è che non venga nessuno, ma io mi sono trovata con più di qualcuno che mi dice -hey ho visto che parli al convegno-
diomio. io sono timida. quando E. mi ha detto, io non ho voglia di parlare, tu te la senti? io -sì non c'è problema- (tenevo il naso con la mano perchè non di vedesse la sua crescente lunghezza). ed è pure colpa mia, perchè gli ho detto che era un peccato che figurassimo come sponsor e basta rischiando di apparire come dei semplici impiantisti quando siamo in grado di fare (e facciamo) anche consulenza abbastanza ampia e progettazione. Col rischio che qualcuno (ho ben in mente chi) figuri come quello che copre questo ruolo senza aver fatto mai un cavolo d'impianto.
così mi sono cacciata in questo guaio, ho preparato contenuto e presentazione (E. fantastico che mi dice -ma che brava che sei- e io che salto di gioia perchè ci tengo un sacco che facciamo bella figura) e non potrò permettermi timidezze. Perchè non sarò lì per me ma per l'azienda, non posso sbagliare.
Mi sto già allenando psicologicamente a concentrarmi sul pc immaginando una tela bianca dietro, in cui non c'è gente ad ascoltare. Sarà una vera prova che non posso permettermi di non superare.

quest'anno si rifà il corso per formare degli sportellisti informatori del cittadino su risparmio energetico e energie rinnovabili. E' una cosa che mi piace molto, l'anno scorso è stata la mia prima esperienza in classe, tutta gente giovane, una cosa informale. E Poi è una cosa in cui credo, di quelle cose piccole, ma che coinvolgono tanti, è bello.
La squadra di partecipanti di quest'anno è doppia rispetto l'anno scorso. Guardo i nomi del gruppo e così scopro che farò la prof del mio moroso storico dell'adolescenza. E anche il più grande amico dell'epoca, sono... 15 anni che non lo vedo ...  penso che sia uno scherzo. giocatore professionista di basket, 2 metri di altezza (si chinava per arrivare mezzo metro più giù e baciarmi), che ci fa al corso? mi confermano che è proprio lui. mi vien da ridere. all'epoca avevo lasciato la scuola e lavoravo. anche se vede il mio nome con quell'ing davanti penserà che sia un'omonima... mi vien proprio da ridere, ma proprio lui mi doveva capitare in aula!

così la vita proprio mi piace, mi stressa un po' ma mi piace (altro che i disegni infiniti da L.)
vabbè comincio a preparare le lezioni.

postato da: manupi alle ore 20:54 | link | commenti (3)
categorie: cose piccole
mercoledì, 28 ottobre 2009

.

Queste settimane di riflessione mi sono chiesta tante volte se sono io che ho qualcosa che non va. E' il quarto lavoro che mollo dopo la laurea. Se non so accontentarmi, o se ingigantisco le cose, o se sono io che non mi trovo da nessuna parte.

Poi S. mi dice (lui che è la persona più serena ed aquilibrata che conosca) - guarda, io ho osservato che reggevo sempre al massimo un anno. a quel punto se le cose non andavano ero al limite.- e mi consola un po'.

Anche da ragazza ero io che "mollavo". Ma forse non sbagliavo, perchè poi con S. non ci pensavo affatto, fino poi ad arrivare al punto in cui non ti lasci più, ma di fronte ai problemi cerchi una soluzione, ormai il tuo "moroso" non è più un moroso, ma qualcuno che riempe la tua vita come non vuoi che nessun altro faccia.

Allora forse non sono io che ho qualcosa che non va, forse sono solo una persona che decide.

Ho detto tante volte -mi spiace, non va, io mollo- e ogni volta è difficile.
Me lo ricordo da ragazzina quando laciavo il moroso.
Ricordo la volta più difficile, quella che non dimenticherò mai, quando facevo baby sitter a tempo pieno a una famiglia con un po' di problemi. E un giorno misurando la febbre alla piccola trovai il sedere blu, a conferma di tante cose che non mi quadravano. E dissi -io vado- e dissi il perchè nella speranza che la madre, una persona normale ma esaurita, si rendesse conto che aveva passato il limite. La piccola che per più di una anno avevo svegliato, lavato, coccolato, con cui avevo esplorato gli angoli dei giardini, che non avrei più visto. Ma con un inserimento all'asilo in atto, lei che a tre anni non parlava ancora, non potevo rischiare che la colpa ricadesse su di me.
E gli ultimi lavori che ho lasciato.
La mia capa in toscana per cui noi donne dovevamo pulire l'ufficio per tutti, e il suo stupore.
E E. quando me ne sono andata per via di M., la prima volta che l'ho visto fare un gesto di rabbia verso di me.
Il centro di ricerca e il casino che ne ha seguito, il direttore infuriato (con che diritto poi?).

E' sempre un momento brutto.
Perchè anche se non ti trovi alle persone vuoi un po' di bene. Tutti ti hanno dato qualcosa.
Anche L., probabilmente intrappolato nei suoi schemi, probabilmente intrappolato in un miscuglio di insicurezza di classe, di aspetto, di maschio, un amico fuori da tutto questo. Mi spiace averlo fatto rimaner male, davvero.

postato da: manupi alle ore 19:54 | link | commenti (1)
categorie: di me
martedì, 27 ottobre 2009

in partenza verso l'ignoto

Quando fui pagata per la seconda volta in nero con una busta coi soldi dentro, pensai ....
non dare giudizi affrettati.
beh, insomma. va bene che i contratti sono in estinzione però... almeno un accordo. una retribuzione non è un regalo.
alla terza tornai a lavorare da E..
-ma dai, solo tre mattine la settimana-
poi tante volte in ufficio giravo pollici perchè lui aveva cose "più urgenti" che darmi qualcosa da fare.
per tre mattine che mi assento cosa vuoi che sia. e poi non posso vivere con mille euro al mese, e non è giusto.
Ho dato fastidio, e me ne sono accorta. vedevo quel sottile velo di fumo in cui c'è scritto -la femmina è una proprietà. hey tu, dove credi di andare, l'autonomia non è nei tuoi diritti, non troppo perlomeno-
L. ormai ti conosco. Guarda che ho capito cosa c'è dietro la tua parlantina. Guarda che le vedo le tua piccole cattiverie, il tuo ristabilire i ruoli (i tuoi ruoli, quelli della tua testa).
Così sono stata messa un po' in castigo.
Ho fatto tanti disegni questi mesi. Quasi solo disegni direi. E favori tanti. ho persino ricopiato relazioni.
Eh... ci vuole proprio una laurea per scrivere e disegnare al computer. Ho sopportato che mi chiamassi col nome di tua moglie.
Non ho imparato niente. L'unico impianto che ho imparato a dimensionare è quello che ho fatto per conto mio studiando a casa.
Ma io dico, L. dove pensavi di arrivare così? Dove?
Sei mesi fa mi sono detta -arrivo ad un anno. poi tiro la linea e faccio il bilancio.
E' arrivato l'anno.
E' tempo di bilancio.
Ci sono troppi pochi pesi sul piatto che dovrebbe bilanciare la mancanza di una vita personale per il troppo lavoro, il malumore delle ore passate con una persona disorganizzata che poi critica tutti e dà agli altri le proprie colpe, il suo lamentarsi continuo.
Mi ero ripromessa di sopportare, ma da un po' mi chiedo se vale la pena.

Ora devo capire capire se abbandonare il settore o se sono capace di andare avanti sola, anche se non ho imparato niente. Ho già qualche cliente. o meglio dire partner (più esperto).

Caro L. di me non hai capito una cosa fondamentale che E. ha capito subito: dammi uno e io cercherò di ricambiarti con due. Perchè voglio vivere bene. Perchè amo lavorare con persone con cui condivido anche amicizia. Perchè voglio stare bene io e mi fa sorridere dentro veder star bene le persone intorno a me. Perchè la sera voglio tornare a casa serena e possibilmente anche contenta. Perchè odio la sofferenza.
Ma cerca di sttomettermi con le piccole cattiverie e vado.
Perchè la vita è troppo breve per sprecarla in piccole guerre di ruoli e potere.
Mi spiace che questo concetto tu alla tua età non l'abbia capito. Mi spiace per te. Io vado.


postato da: manupi alle ore 21:48 | link | commenti (2)
categorie: di me